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Abbiamo scongiurato il rischio chiusura totale per lo sport anche questa volta, ma l’allerta è alta e così deve rimanere l’attenzione ai protocolli anti Covid: solo abbassando il più possibile il rischio contagi, dimostreremo che lo sport si può fare, se in sicurezza”. Così il presidente di AiCS Bruno Molea commenta le nuove disposizioni del DPCM del 18 ottobre scorso.

“AiCS da mesi sta lavorando per dimostrare l’alta valenza sociale ma anche economica dello sport di base e la sua azione, anche in queste ore così concitate, ha dato i suoi frutti – aggiunge il presidente Molea -. Ringraziamo il ministro allo sport Vincenzo Spadafora e il suo staff per l’attenzione riservata allo sport amatoriale e allo sport di base quale strumento di socialità e inclusione sociale: grazie a questa nuova prospettiva e grazie al corretto peso dato agli enti di promozione sportiva, oggi palestre e centri sportivi restano ancora aperti. Così come restano praticabili gli sport di contatto se finalizzati alla preparazione di competizioni di interesse regionale e nazionale. Il risultato, se da una parte ci solleva, dall’altra non può farci abbassare la guardia: i nostri tecnici guidati dalla Covid manager nazionale di AiCS, sono già al lavoro per adeguare i nostri protocolli di sicurezza alle nuove disposizioni. E’ bene osservarli nel dettaglio: solo lavorando per ridurre al massimo i rischi di contagio, potremo davvero dimostrare che fare sport in sicurezza è possibile”.

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Il Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, ha firmato il Dpcm del 18 ottobre 2020 sulle misure per il contrasto e il contenimento dell’emergenza Covid-19. Nuove limitazioni in vista per lo sport, ma per il momento palestre, piscine e centri sportivi restano aperti.

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Sono consentiti soltanto gli eventi e le competizioni riguardanti gli sport individuali e di squadra riconosciuti di interesse nazionale o regionale dal Comitato olimpico nazionale italiano (CONI), dal Comitato italiano paralimpico (CIP) e dalle rispettive federazioni sportive nazionali, discipline sportive associate, enti di promozione sportiva, ovvero organizzati da organismi sportivi internazionali; per tali eventi e competizioni è consentita la presenza di pubblico, con una percentuale massima di riempimento del 15% rispetto alla capienza totale e comunque non oltre il numero massimo di 1000 spettatori per manifestazioni sportive all’aperto e di 200 spettatori per manifestazioni sportive in luoghi chiusi, esclusivamente negli impianti sportivi nei quali sia possibile assicurare la prenotazione e assegnazione preventiva del posto a sedere, con adeguati volumi e ricambi d’aria, a condizione che sia comunque assicurato il rispetto della distanza interpersonale di almeno un metro sia frontalmente che lateralmente, con obbligo di misurazione della temperatura all’accesso e l’utilizzo della mascherina a protezione delle vie respiratorie, nel rispetto dei protocolli emanati dalle rispettive Federazioni sportive nazionali, Discipline sportive associate ed enti di promozione sportiva, enti organizzatori. Le regioni e le province autonome, in relazione all’andamento della situazione epidemiologica nei propri territori, possono stabilire, d’intesa con il Ministro della salute, un diverso numero massimo di spettatori in considerazione delle dimensioni e delle caratteristiche dei luoghi e degli impianti; con riferimento al numero massimo di spettatori per gli eventi e le competizioni sportive non all’aperto, sono in ogni caso fatte salve le ordinanze già adottate dalle regioni e dalle province autonome, purché nei limiti del 15% della capienza. Le sessioni di allenamento degli atleti, professionisti e non professionisti, degli sport individuali e di squadra, sono consentite a porte chiuse, nel rispetto dei protocolli emanati dalle rispettive Federazioni Sportive Nazionali”.

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Roma, 13 ottobre 2020 – “Corretto fermare le partitelle tra amici e non lo sport di base codificato nei nostri protocolli: continuare a fare sport fa bene alla salute e alla socialità, ma farlo in sicurezza è un dovere civile”. Così Bruno Molea, presidente dell’Associazione italiana cultura sport (AiCS – tra i primi enti di promozione sportiva del Paese) commenta il decreto firmato nella notte dal premier Conte.
“Con quel testo, si rende la giusta attenzione allo sport di base e si traccia una linea netta tra l’attività motoria amatoriale non codificata e lo sport amatoriale, agonistico e di base, come organizzato da soggetti riconosciuti dal Coni e dal Comitato paralimpico – specifica il presidente Molea -. Di questo ringraziamo il ministero allo Sport che da tempo ha dimostrato di saper riservare al mondo della promozione sportiva la corretta attenzione e fiducia. AiCS ha ripreso appena è stato possibile a promuovere sedute di allenamento e competizioni sportive, varando da subito protocolli dettagliati di sicurezza. Tutti gli sport di contatto sono ora possibili, all’interno di AiCS, da parte delle associazioni e società sportive riconosciute dal Coni e dal Cip, seguendo i dettami dei nostri protocolli che si preoccupano di tracciare le presenze e assicurare la corretta sanificazione. Fare sport è un diritto e oggi più che mai era necessario non fermarlo: farlo in sicurezza è però un dovere civile, era quindi il momento di mettere un freno alle aggregazioni spontanee nei parchi e sulle spiagge”.

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